C’è qualcosa che non va

Onda elettromagnetica polarizzata circolarmente e linearmente. I vettori associati alle linee rosse rappresentano il campo elettrico. C'è qualcosa che non va?Parla, elenca, riporta, usa correttamente l’italiano, scandisce le parole, è simpatico e ha tante cose dire, tutte opportune e pertinenti, ma basta un ‘perchè?’ per bloccarlo. Incapace di proseguire, ti guarda muto. Il fiume di parole si è seccato sul terreno del perché e su quello del per cosa serve,  e quasi ti senti in colpa, per quella domanda inattesa.

C’è qualcosa che non va e il problema è quello di sapersi muovere tra teoria e pratica. Comprendere la teoria e non solo studiare e conoscere la teoria. Saper andare oltre, sapersi servire della teoria, inserendola nelle strutture cognitive a supporto di nuovi e più completi metodi di ragionamento.

Dopo una prova, anche brillante, spesso è pochissimo quello che sopravvive alla verifica ed entra davvero nelle competenze individuali, combiando il modo di vedere, capire e interpretare il mondo, fornendo strumenti di lavoro intercontestuali e interdisciplinari. Cambiare questo stato di cose non è semplice, ma possibile e le scienze pedagogiche e didattiche ci lavorano da decenni. Volendo semplificare al massimo si può dire che dovrà cambiare il modo di verificare conoscenze e competenze che si sposterà dal particolare al generale, cambiando il tipo di domande, non cosa, ma perchè, non enuncia ma analizza, non risolvi, ma progetta e cosi via con una forte attenzione al processo di apprendimento che andrà supportato in tutte le sue fasi con attività che diano concretezza, attenzione agli effetti pratici, che mettano in moto l’immaginazione.

Guido Pegna, docente universitario nella facoltà di Fisica dell’Università degli studi di Cagliari, propone una riflessione in proposito e presenta nell’articolo Che cos’è che non va? [di Guido Pegna] uno scritto di un grande della fisica italiana, che ci mostra come la questione sia vecchia ma straordinariamente attuale.